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Le categorie storiografiche nella storia della psicologia italiana. Sante De Sanctis tra psichiatria e psicologia
di Giovanni Pietro Lombardo *

PREMESSA

Sante De Sanctis (1862-1935),1 “allievo” di Ezio Sciamanna (1850-1905) e di Giuseppe Sergi (1841-1936),2 nonostante la notorietà e il solido prestigio conquistati anche in campo internazionale, è rimasto una figura - almeno fino al recente volume curato da Cimino e Lombardo (2004) - sottovalutata rispetto a quella di altri psicologi italiani a cui invece sono stati dedicati seminari, convegni, monografie e archivi digitali. Da questo volume e dai momenti di approfondimento che sono seguiti, emergono nuove categorie storiografiche entro le quali la psicologia italiana, grazie a De Sanctis, può essere inquadrata in consonanza con il panorama scientifico internazionale: questi, infatti, sviluppando l’impresa scientifica dei positivisti ottocenteschi, edifica in maniera “compiuta” una disciplina autonoma sul piano epistemologico, caratterizzata da metodologie e oggetti d’indagine suoi propri, che include sia il versante generalista che quello applicativo della psicopatologia, della psicologia del lavoro, della psicologia pedagogica, che ha profondi legami con il panorama europeo. Il Nostro può infatti essere considerato come lo studioso italiano che insieme ai suoi colleghi psicologi di seconda generazione - Binet, Külpe, Münsterberg, Stern, Claparède, Ebbinghaus - ampliando il classico sperimentalismo wundtiano di laboratorio, ha costruito il disegno scientifico ampio di una disciplina che comprende diversi settori di ricerca; alcuni di questi, nati proprio nel Novecento, sono strettamente legati alle “moderne” esigenze delle società industrializzate che in Europa e negli Stati Uniti conoscono una nuova organizzazione dei ritmi del lavoro e dell’istruzione pubblica3. De Sanctis può essere per questo situato in un panorama filosofico post-positivista in cui il pensiero neokantiano in continuità critica con il positivismo, intendeva delineare anche in Italia un programma interdisciplinare di rifondazione metodologica delle cosiddette “scienze dello spirito”, tra cui era anche la psicologia sperimentale che si voleva in questo modo strappare al fisiologismo positivistico e indirizzare in senso moderno verso lo studio dei cosiddetti “fatti di coscienza” (Guarnirei, 1981).

LA PSICOLOGIA SCIENTIFICA DI SANTE DE SANCTIS

Nel suo fondamentale trattato in due volumi dedicato alla Psicologia sperimentale del 1929-1930 viene dunque ad essere compiutamente delineata una moderna concezione di psicologia scientifica che include unitariamente sia il versante generalista (vedi gli studi sul proporzionalismo psicofisico, sulla mimica del pensiero, sui sogni, sull’attenzione, sulle emozioni, ecc.) che quello applicativo della psicopatologia, della psicologia del lavoro, della psicologia pedagogica e della psicologia criminale viste in un quadro generale di tipo sperimentale, attento alle differenze individuali; i diversi ambiti disciplinari utilizzano in maniera integrata più metodi. Il disegno scientifico adottato da De Sanctis si basa infatti su di un’impostazione metodologica di tipo pluralistico in cui sono integrativamente utilizzati tutti i metodi come quelli qualitativi d’osservazione, divisi in introspettivi o dell’osservazione interna (come ad es. l’autointrospezione e l’introspezione provocata, secondo il modello della scuola di Würzburg in cui il soggetto è “interrogato” dallo sperimentatore o risponde ai questionari) e in extrospettivi o dell’osservazione esterna (in cui si osservano le reazioni e le espressioni spontanee del soggetto). Accanto a questi metodi qualitativi troviamo anche i metodi quantitativi di laboratorio come il metodo psicocronometrico (per misurare la durata dei processi psichici); il metodo psicofisico (per determinare la grandezza dello stimolo necessario per provocare un dato fenomeno psichico); il metodo psicofisiologico (che si suddivide in metodo di struttura e metodo psicodinamico) e il metodo disintegrativo (che si suddivide in metodo anatomo-fisiologico e in metodo disintegrativo psicologico come ad es. l’ipnosi e la psicoanalisi) (De Sanctis, 1929-1930, vol. 1). La psicologia “novecentesca” orientata sia in senso analitico che applicativo, che De Sanctis contribusce a fondare, pur considerata di buon livello, non è stata però da tutti apprezzata nella sua innovatività scientifica e metodologica e rispetto allo sperimentalismo psicologico tardo-ottocentesco a volte è stata considerata un passo indietro di tipo “generalista” o, nel caso peggiore, accomunata alla psicotecnica, è stata vista come una pratica senza teoria.
La critica principale rivolta all’autore sostiene che la sua produzione scientifica sia improntata all’“agnosticismo operativo” (Marhaba, 1981) e all’utilizzo interscambiabile di vari metodi, carente quindi soprattutto sotto il profilo teorico. Ad una più attenta analisi questa valutazione è palesemente contraddetta dalla pregnanza teorica e dal rigore metodologico di alcuni suoi lavori pubblicati nelle principali riviste nazionali ed internazionali e dei suoi volumi editi in italiano, tedesco, francese e inglese che la comunità scientifica internazionale mostra di conoscere e apprezzare in misura tale da rendere Sante De Sanctis lo psicologo italiano più noto all’estero. L’equivoco interpretativo può essere stato generato dall’atteggiamento a volte troppo nettamente antifilosofico del Nostro che è finalizzato a fondare l’autonomia disciplinare della psicologia vista come una scienza biologica; esso tuttavia non può essere confuso con la a-teoreticità di altri autori impegnati nel primo e nel secondo dopoguerra con la psicotecnica (Lombardo & Cenci, 2004). Sebbene De Sanctis sia stato unanimemente considerato uno dei cinque pilastri della psicologia italiana, questi dunque è stato prevalentemente inquadrato sotto il profilo storiografico, come un “applicativo” e un “clinico” e, in quanto tale, visto come eccentrico rispetto ad un baricentro alto della psicologia collocato in altre tradizioni della ricerca di base (Luccio, 1981, 1990; Marhaba, 1981). La collocazione della sua produzione scientifica in questa zona ritenuta confinaria e non centrale della disciplina insieme al convergente contributo elaborato in suo onore dai fondatori della moderna psichiatria infantile, spiega perciò il motivo per cui a Sante De Sanctis, a nostro avviso del tutto inappropriatamente, è stato storiograficamente ritagliato, un ruolo di psichiatra che ha finito con il prevalere su quello di psicologo (Bollea, 1960; Cerletti, 1962; Gozzano, 1962). Questa caratterizzazione favorita dal suo confinamento in un’area psicologica borderline ha inoltre indebolito il suo ruolo scientifico visto esclusivamente come quello di un esponente della neuro-psichiatria infantile cui ha comunque dato in Italia un’impronta ed una caratterizzazione fortemente psicologica e clinica (Bollea, 1967; Ossicini, 2002).  La interpretazione storiografica che si sostiene in questa relazione, porta invece a considerare De Sanctis come uno studioso che ha saputo integrare la sua originaria formazione clinica in un crescente impegno nella psicologia sperimentale, trasferendo in maniera originale le sue competenze scientifiche e professionali di derivazione medico-psichiatrica, nel contesto disciplinare psicologico di cui pone a fondamento la metodologia clinico-differenziale (Lombardo & Cicciola, 2007).

LA PSICOLOGIA DIFFERENZIALE DEL SOGNO

Lo studio scientifico dei sogni, a questo riguardo esemplificativo, fu probabilmente l’ambito che, più di ogni altro, consentì allo psicologo italiano di essere conosciuto a livello internazionale proprio per avere indagato secondo i canoni della moderna psicologia scientifica su una tematica di cui si erano fino ad allora occupati “filosofi, moralisti, letterati e medici” (De Sanctis, 1899, p. 5). Iniziato nell’ottocento questo indirizzo di ricerca si dipana con impegno e sistematicità per alcuni decenni fino alla sua morte avvenuta, come è noto, a Roma nel 1935. La prima produzione scientifica del Nostro viene a caratterizzarsi come un insieme di contributi di psicopatologia differenziale dei sogni le cui finalità clinico-diagnostiche sono sostanzialmente quelle di classificare la produzione onirica degli alienati mentali per differenziare le sindromi psicopatologiche da cui erano affetti. Nella monografia del 1899, I sogni. Studi psicologici e clinici di un alienista, che concludeva un periodo di studi condotti in precedenza a partire dalla metà degli anni novanta (De Sanctis, 1896a, b, 1897, 1898a, b, c) si riscontra però una già proficua integrazione fra metodologie cliniche tipiche della sua formazione medico-psichiatrica e strumentazione psicometrica di derivazione galtoniana che viene applicata allo studio differenziale dei sogni, tramite l’uso di questionari specificamente elaborati. Cogliendo i limiti di questi strumenti nell’uso che ne era stato fatto fino ad allora, il Nostro provvede infatti a costruire questionari differenziati sulla base delle caratteristiche dei diversi gruppi di soggetti analizzati (De Sanctis, 1899, p. 32) e finalizzati a descrivere forme e contenuto dei sogni in differenti sottogruppi (bambini, anziani, uomini, donne, nevrotici, psicotici, epilettici, frenastenici, delinquenti, prostitute) rispetto ai gruppi di riferimento (normali e anormali). Il volume, con l’estensione degli studi dagli anormali ai sani e agli animali, segna dunque il passaggio dalla psicopatologia alla psicologia differenziale dei sogni, in una organica prospettiva di integralismo metodologico, che verrà da lì in avanti mantenuta ed in seguito ulteriormente estesa. Dal 1901 fino al 1913 De Sanctis non pubblica più specifici lavori dedicati allo studio della vita onirica; il tema sarà ripreso solo a partire dall’analisi dell’ormai egemonico approccio psicoanalitico dell’interpretazione dei sogni, condotta nel 1914 in due importanti saggi (La psico-analisi e il suo valore come metodo dell’onirologia scientifica e L’interpretazione dei sogni) che esaminano criticamente sotto il profilo metodologico le procedure ermeneutiche adottate sia da Freud che dai suoi allievi (De Sanctis, 1914a, b).
Sia nel saggio del 1916 Il sogno: struttura e dinamica (De Sanctis, 1916/1981), che negli altri che scriverà successivamente su questo tema fino a poco prima della morte, il suo distanziamento dalla psicopatologia psichiatrica è radicale e definitivo; questo incontrovertibile elemento non è colto come si diceva da convergenti filoni interpretativi che hanno sostenuto il carattere medico-psichiatrico della ricerca desanctisiana sui sogni non vedendone invece il carattere eminentemente psicologica. Fra gli altri contributi del periodo, caratterizzato da una vasta produzione scientifica fino ad ora misconosciuta e mai analizzata in sede storiografica nonostante il suo indubbio interesse, è I metodi onirologici (De Sanctis, 1920), in cui viene sostenuta l’importanza della sperimentazione da intendersi naturalisticamente come legata ad una manipolazione e induzione di sogni provocati mediante stimolazioni e interventi nel contesto di addormentamento. In estrema sintesi la sperimentazione condotta mostra come la coscienza di veglia non abbia la possibilità di influenzare direttamente la coscienza onirica che è però capace di elaborare autonomamente gli stimoli diurni e dopo un indefinito tempo di latenza, può trovarsi a creare automaticamente le rappresentazioni oniriche collegate. Fra i contributi più importanti di questo secondo periodo sono Psicologia del sogno (1922/2006) e Nuovi contributi alla psicofisiologia del sogno (1933/2006) in cui sono ripresi e sistematizzati i temi di ricerca per lungo tempo studiati sia personalmente che dai suoi collaboratori. Si tratta di lavori che sono stati di recente nuovamente pubblicati (in un caso si tratta della prima edizione in lingua italiana di un testo esistente finora esclusivamente in lingua tedesca); essi configurano una sintesi originale delle ricerche prodotte a partire dai primi esperimenti sulla profondità del sonno di molti anni prima (De Sanctis & Neyroz, 1902) che venivano ripresi per legare le fasi del sonno alla stabilità del sognare e, per finire, ai più recenti lavori del suo collaboratore, lo psichiatra Antonio Mendicini (1920) che, studiando i ritmi respiratori mediante lo pneumografo, aveva rilevato nei soggetti sperimentali la presenza di un ritmo alterato del respiro che costituiva la prova empirica di fasi specifiche del sonno collegate alla produzione onirica. Lo studio del sogno implicava infatti una conoscenza adeguata sulla profondità dell’addormentamento ovvero sulle fasi del sonno e sulla loro riconoscibilità; il sonno più profondo produceva da parte del tronco un’attivazione caotica che la corteccia (sempre “tardivamente” ed “inesattamente” nelle parole di De Sanctis) “commentava” dando luogo alla stranezza dei sogni (o, in altri termini, alla bizzarria onirica) (De Sanctis, 1933/2006). Il modello psicofisiologico e psicodinamico del sogno che emerge da queste ricerche è in estrema sintesi il prodotto di una moderna e novecentesca concezione di sperimentazione talmente avanzata da richiamare i primi studi di psicofisiologia sperimentale del sonno degli anni cinquanta. Essa è frutto di una sistematica sperimentazione ed utilizza in maniera integrata metodologie diverse, aprendo nuovi campi e settori di conoscenza alla psicologia scientifica che risulteranno talmente originali nella loro impostazione sperimentale da venire ripresi in questo senso solo a partire dal secondo dopoguerra4. Ciò nonostante, a cominciare da Freud, la prospettiva della ricerca desanctisiana sulla attività onirica sarà invece misconosciuta nella sua matrice sperimentale e psicologica ed inquadrata anche dalla storiografia in una cornice medico-psichiatrica5.

NOTE CONCLUSIVE SULLA “CRISI” DELLA PSICOLOGIA SCIENTIFICA

Da quanto messo in evidenza è forse possibile rivedere la finora prevalente ipotesi storiografica che ha visto nel positivismo ottocentesco l’unica matrice portante della psicologia scientifica nel nostro paese (Bianchi di Castelbianco, 1998; Ferreri, 1998; Galati & Francioni, 1989; Legrenzi & Luccio 1994; Luccio, 1990; Marhaba, 1981; Mucciarelli, 1982, 1984). Secondo tale visione, a parte le eccezioni di alcuni studiosi come Antonio Aliotta (1881-1964), Francesco De Sarlo (1864-1937), Eugenio Rignano (1870-1930), Giovanni Vailati (1863-1909), la prima parte del novecento sarebbe caratterizzata in generale dalla oppositività della filosofia post-positivistica alla psicologia sperimentale; tale oppositività avrebbe precocemente indotto la “crisi” della disciplina evidenziatasi già prima della prima Guerra Mondiale e sviluppatasi poi sia nel primo che nel secondo dopoguerra (Cimino & Dazzi, 1998; Ferruzzi; 1998). Questa interpretazione storiografica è certamente influenzata dall’idea che la filosofia italiana post-positivista, contrassegnata dalla “reazione idealistica e spiritualistica contro il positivismo e lo scientismo” ottocenteschi, abbia sequenzialmente determinato la crisi della psicologia scientifica e che questa, osteggiata in generale dalla filosofia, sia rimasta poi anche bloccata, al livello politico-istituzionale, nella ricerca di nuovi spazi accademici. La ricostruzione storiografica che è stata elaborata porta inoltre dicotomicamente a considerare la produzione scientifica di questa fase come “minore” e rilevante magari sul piano delle applicazioni sociali, incoraggiate politicamente dal regime fascista. L’inquadramento tradizionalmente prodotto rischia però di risultare schematico e non corrispondente nella sua unilateralità interpretativa alla realtà storica: solo dopo la riforma degli studi secondari e universitari di Giovanni Gentile e non prima, l’attualismo gentiliano e il neo-idealismo crociano vennero ad insediarsi progressivamente in forma egemonica nel sistema scolastico e universitario italiano, determinando tra l’altro il declino della psicologia scientifica. In una situazione di egemonia culturale già delineata prese invece piede la psicotecnica che, supportata anche dal regime fascista interessato alle ricadute della psicologia applicata, conobbe una relativamente grande e significativa visibilità sociale. Il carattere che la psicologia scientifica acquisì con Sante De Sanctis in questa prima fase del ‘900 fu, al contrario, influenzato da un panorama filosofico post-positivista che, in una linea di continuità con il passato, mostrava nei confronti delle scienze dello spirito in genere, ed in particolare della psicologia sperimentale, un atteggiamento di interesse, di cui si deve senz’altro tenere conto a livello istituzionale e accademico (Lombardo & Cicciola, 2005). In questo contesto filosofico moderno e post-positivista, il criticismo neokantiano, in continuità e non in contrapposizione con le tradizioni ottocentesche, aveva fatto infatti germogliare un programma moderno di rapporti scientifici interdisciplinari che lo spiritualismo e l’attualismo gentiliano contrasteranno, purtroppo efficacemente; solo a partire dalla metà degli anni venti sul piano accademico e istituzionale è possibile infatti trovare riscontri di una loro effettiva egemonia culturale sulle istituzioni che prenderà progressivamente corpo e influenzerà addirittura il periodo post-bellico e gli anni cinquanta e sessanta (Bozzi, 1986). Fino alla metà degli anni venti invece il panorama filosofico si presentava in realtà come critico dello scientismo e del positivismo ottocenteschi ma ancora aperto nei confronti della conoscenza scientifica modernamente intesa e delle scienze dello spirito che si intendeva contribuire a rinnovare. In una diversa prospettiva storiografica può perciò essere avanzata l’ipotesi che con il prevalere dello spiritualismo e dello storicismo, sia venuta meno la capacità da parte del sapere filosofico di interagire modernamente con la conoscenza scientifica, sviluppando lo spessore teorico delle scienze dello spirito e la loro rilevanza culturale. La tradizione clinico-differenziale e sperimentale sviluppata da De Sanctis, misconosciuta in questo nuovo panorama, verrà inglobata dal settore medico-psichiatrico, mentre il campo strettamente psicologico si caratterizzerà istituzionalmente con Mario Ponzo, Agostino Gemelli e Ferruccio Banissoni per l’adozione di  indirizzi applicativi e psicotecnici di ricerca e di intervento. La riduzione degli spazi accademici della psicologia, affermatasi a-teoreticamente solo come psicotecnica, è dunque il frutto di questa conventio ad excludendum da cui derivò lo scarso radicamento della psicologia scientifica nel nostro paese che incontrerà tentativi marcati di inglobamento sia da parte delle discipline medico-psichiatriche, tradizionalmente forti, che di quelle pedagogiche che risulteranno a lungo influenzate dall’antiscientifica filosofia attualistica gentiliana. Questo imperante dualismo (Mecacci, 1998) rappresenterà a lungo la principale determinante culturale del nostro paese che anche nel secondo dopoguerra si esprimerà partitamene ed antinomicamente, o in funzione dell’organicismo e fisiologismo ottocenteschi, o dello storicismo spiritualistico, comprimendo in definitiva gli spazi e la identità della disciplina psicologica. Ne è indiretta conseguenza la configurazione storiografica assunta dal Nostro visto come uno psichiatra dell’età evolutiva, nonostante che il suo curriculum clinico-differenziale e le sue ricerche sul sogno siano in maniera originale caratterizzate in senso psicologico e sperimentale (Lombardo & Cicciola, 2007; Foschi & Lombardo, 2006).

 

 

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Note

* Prof. Ordinario di Psicologia generale e della personalità. Facoltà di Psicologia 1 Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Torna su

1. Su Sante De Sanctis vedi: Bianchi Di Castelbianco, Di Renzo, Prestinenzi Parisi, & Tagliacozzi, 1998; Ceccarelli, 1999; Cimino, 2003; Cimino & Lombardo, 2004; Ferreri, 1998, 2001, 2003; Lombardo, 2002; Lombardo & Cenci, 2004; Lombardo & Cicciola, 2005; Lombardo & Cicciola, 2007; Lombardo & Toscano, 1999; Luccio, 1981; Marhaba, 1981. Torna su

2. Vedi: Appicciafuoco, 1946, pp. 17-18. Torna su

3. Le influenze sociali sulla storia della psicologia sono state esaminate in Danzinger, 1990. Torna su

4. La teoria per cui il sonno più profondo dà luogo “agli spunti provenienti dal tronco cerebrale che la corteccia commenta con il discorso onirico, alquanto tardivamente e sempre inesattamente” (De Sanctis, 1933/2006, p. 170) sono del tutto simili e precedono di circa quarant’anni le ipotesi avanzate da Hobson e McCarley (1977) nella teoria dell’attivazione-sintesi (Activation-Sinthesis Model). Torna su

5. Vedi: Foschi, Lombardo, Introduzione a De Sanctis, 2006. Torna su

 

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