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C'era una volta
una povera virgola
che per colpa di uno scolaro
disattento
capitò al posto di un punto
dopo l'ultima parola
del componimento.
La poverina, da sola,
doveva reggere il peso
di cento paroloni,
alcuni perfino con l'accento1.
Gianni Rodari, La tragedia di una virgola
Presso la Facoltà di Psicologia 1 dell’Università di Roma “Sapienza”, ed in particolare presso il corso di Laurea denominato “Scienze e Tecniche Psicologiche dell’Intervento clinico per la persona, il gruppo e le istituzioni”, da alcuni anni2 viene proposto agli studenti, come possibile elaborato per la tesi triennale3, un resoconto del tirocinio pre-lauream da loro realizzato.
Chi scrive ha collaborato con diversi studenti alla elaborazione delle tesi in questione e, nel presente scritto, intende proporre un resoconto dell’attività di tutoring realizzata in questo ambito.
Per inquadrare il discorso conviene considerare, preliminarmente, il significato che hanno assunto le Lauree Triennali presso le Facoltà di Psicologia.
Consideriamo il recente passato. Le Lauree Triennali (D.M. 509/2000) avrebbero dovuto proporre, secondo gli intenti del legislatore, un percorso compiuto ed un possibile accesso al lavoro. Dopo tre anni, quindi, lo studente avrebbe potuto mettere un punto alla propria formazione. Volendo continuare gli studi, d’altra parte, non sarebbe stato vincolato a scegliere una specialistica proposta dalla medesima Facoltà in cui si era laureato.
E’ noto, però, che, presso le Facoltà di Psicologia, gli intenti del Legislatore sono stati rapidamente “rielaborati”. Così, la Laurea Triennale è divenuta, nella maggior parte dei casi, solo il passo necessario per accedere alla Laurea Specialistica dell’omologo Corso di Laurea.
In questa prospettiva, la tesi triennale e la relativa Laurea non hanno avuto la funzione del punto che consente di andare a capo; hanno assunto, piuttosto, la funzione di una virgola nel proseguire del discorso. Una virgola che, se alcuni hanno tracciato con molta attenzione, altri hanno scritto in tutta fretta, dato che “il voto della Laurea Triennale non ha incidenza su quello della Specialistica”.
In breve, se, nel recente passato, si è creato un ampio consenso sull’opportunità di utilizzare un quinquennio per formarsi come psicologi clinici, tra gli studenti non è stata necessariamente condivisa l’idea che il triennio fosse lo spazio/tempo necessario a fondare le basi del successivo biennio4.
Per quanto concerne il futuro, d’altra parte, è ragionevole ritenere che la medesima problematica investirà anche i nuovi Corsi di Laurea (D.M. 270/2004) e potrà essere avvalorata da una normativa che non prevede, per la Laurea Triennale, un processo professionalizzante, quanto, piuttosto, un percorso volto a fornire una formazione di base.
Date queste premesse contestuali, quale significato intendiamo veicolare, come corpo docente, in merito alle tesi triennali?
Per quanto mi concerne, credo che si tatti di un elaborato che ha lo scopo di favorire il passaggio dalla Laurea Triennale a quella Biennale, in funzione dell’obiettivo perseguito: formarsi come psicologi clinici.
Per questo, ritengo sia utile impegnare il tempo della tesi per provarsi nella funzione clinica, misurandosi con quanto acquisito e arrivando a formulare, nel confronto con le proprie difficoltà, la domanda formativa che si rivolge alla Biennale.
In questa accezione, scrivere la tesi diviene un’occasione per mettere in campo la propria capacità di dar senso alle relazioni nelle quali si è (la relazione, ad esempio, con il docente di riferimento) e si è stati (la relazione con il contesto di tirocinio) implicati, dando conto del lavoro compiuto. Un’occasione per tracciare dei fili di congiunzione tra quanto studiato e quanto esperito: per provare, quindi, ad utilizzare quanto studiato per leggere il contesto di tirocinio nel quale ci si è inseriti, il ruolo di psicologo con cui ci si è confrontati, la funzione di tirocinante che si è assunta e, non ultimo, il modo in cui si affronta la resocontazione.
Un’occasione, come già detto, di monitoraggio della propria formazione in funzione della Laurea Biennale. E’ in questo contesto che una tesi, concepita come resoconto della propria esperienza di tirocinio, trova luogo. Tale tesi, peraltro, discussa di fronte ad una commissione di docenti, impegnati nella formazione della Triennale, può consentire non solo la verifica del singolo studente ma anche del percorso di formazione proposto.
Penso, infatti, che la condivisione dei criteri con cui guardare alla stesura dei resoconti consenta di verificare quale tipologia di resoconto, in media, è proposto nel corso delle tesi di laurea e credo inoltre che, a partire da questo, sia possibile orientare l’insegnamento dei corsi di Laurea triennali e biennali.
Evidentemente, sto ipotizzando che la stesura di un resoconto segua un percorso che ad un estremo vede il “raccontare fatti” e, all’altro estremo, la codifica di nuove categorie di lettura dei fenomeni osservati (Carli, 2007). In mezzo c’è il processo di consapevolezza dell’essere coinvolti in una relazione con l’obiettivo di renderla produttiva; c’è un processo che può essere monitorato.
Se queste sono le ragioni che orientano a proporre una tesi di resoconto, vediamo, ora, chi la richiede.
- Secondo l’esperienza di chi scrive, alcuni scelgono la tesi di resoconto e, conseguentemente, il relatore cui chiederla. Tra questi, c’è anche chi si propone di resocontare nel corso dell’intero tirocinio e, parallelamente, chiede al docente un confronto sul percorso in atto.
- Altri, e sono i più numerosi, sembrano scegliere il relatore, non necessariamente consapevoli della tipologia di tesi.
Secondo quanto previsto dalla nostra Facoltà, infatti, ogni studente segnala ad un’apposita commissione la propria richiesta di tesi, indicando tre possibili relatori. Tale commissione, considerando le preferenze indicate dagli studenti, provvede ad assegnare, ad ogni docente, un certo numero di tesi. Così, l’incontro tra docente e tesista non necessariamente nasce in ragione di un progetto concordato.
In questi casi, quando la segreteria didattica segnala i nominativi dei nuovi tesisti, viene convocata una riunione preliminare, volta a conoscere gli studenti, a capire le loro idee sull’elaborato finale, a presentare la tesi di resoconto. Nel corso dell’incontro suddetto, gli “inconsapevoli” rimangono perplessi, dichiarano, spesso, l’inutilità del loro tirocinio ma, confrontati con l’idea che la tesi possa comunque essere realizzata, accettano; c’è anche chi, d’altra parte, posto di fronte al resoconto, rinuncia all’assegnazione della tesi; infine, ci sono quanti vedono confermata la propria aspettativa di tesi, e, tra questi ultimi, chi si dichiara ben felice di poter realizzare l’elaborato “più facile e più rapido”.
L’elaborato più facile e più rapido? Non si tarda a cogliere la svalutazione proposta. In questi casi, tutto sembra ridursi alla quantificazione del tempo e dell’impegno necessario a segnare l’ultimo “meno”: meno un esame, meno due esami…meno la laurea5. La logica del meno sembra considerare il corso di studi come una corsa ad ostacoli, ogni esame è una tacca sul fucile. Non è un “più” che rimanda all’acquisizione di qualche cosa.
Gli studenti che condividono “la logica del meno” sembrano realizzare, nella stessa ottica, anche la ricerca del tirocinio: come un ulteriore adempimento necessario al raggiungimento dei crediti.
Spesso gli studenti riportano il proprio spaesamento di fronte al lungo elenco degli enti accreditati ad offrire tirocinio. La ricerca di un criterio di scelta è già un primo lavoro, ma si finisce col considerarlo inutile, quando ci si confronta con l’indisponibilità dei molti enti contattati telefonicamente; così, capita che si finisce col prendere in considerazione chi permette di realizzare un “qualunque” tirocinio, secondo una logica di adempimento.
Un adempimento molto pesante, a volte narrato da chi c’è già passato come “sei mesi di schiavitù”6. Si evoca, in tal modo, una relazione di potere in cui l’uno ha il potere di ridurre l’altro ad un lavoro squalificato; l’unico possibile, sembrano dire sia lo studente che la struttura di tirocinio, dato che si tratta di un percorso pre-lauream. E così il cerchio si chiude: la tesi di tirocinio, quella rapida e facile, sembra possibile solo se si è avuta la “fortuna” di “fare qualche cosa di significativo”7.
In breve e senza pretendere di generalizzare, potremmo dire che la laurea triennale è una corsa verso il “dopo” (la Laurea Specialistica? Il tirocinio della Specialistica? Il titolo di Psicologo?) che, in assenza di una particolare attenzione alla processualità, consente di riscattarsi dalla condizione di “schiavo” e permette di “fare lo psicologo”.
Eppure, non posso far a meno di pensare che gli schiavi, per quanto tali, hanno ruolo e funzioni e, nelle organizzazioni che li prevedono, sono indubbiamente utili. Dico questo considerando le tesi di alcune studentesse che presentavano proprio questa problematica. C’è chi, ad esempio, ha fatto la donna delle pulizie in una casa famiglia per adolescenti o chi ha ricoperto il ruolo di baby-sitter in una casa di accoglienza per ragazze madri. In questi casi, le studentesse erano partite dall’Università per cercare di capire come lavora lo psicologo, nei diversi settori del sociale, e si sono ritrovate colf e baby-sitter, con tutte le delusioni che ne conseguono.
Pur senza scendere nel dettaglio delle singole tesi, la loro elaborazione ha evidenziato come il ruolo attribuito ed assunto fosse in linea con l’organizzazione del singolo centro e proponesse una specifica configurazione del tirocinante. Ad esempio, ci si è confrontati con l’organizzazione di una casa famiglia che non prevede nessun aiuto domestico, poiché si ritiene utile che ognuno debba fare la sua parte. Nei fatti, però, operatori (unici) e ospiti hanno mille attività e chi è meno impegnato si occupa della conduzione della casa, secondo un modello familiare noto in cui “chi non lavora” si occupa delle faccende domestiche.
Oppure, si sperimenta come, in assenza di obiettivi professionali, la distribuzione dei ruoli segua la logica “grande-piccolo”, per cui i tirocinanti lavorano con i bambini, gli psicologi laureati con le ragazze madri e gli psicologi “super” con i laureati, nell’ambito della super-visione.
Il problema, allora, non è la schiavitù ma il senso di quest’ultima, che porta ad interrogarsi sulle funzioni squalificate, sulla necessità di squalificare, sull’assunzione della squalifica e sull’opportunità di costruirsi un ruolo che non è dato. In questa ottica - ma lo si vede a posteriori e può essere utile nella scelta del secondo tirocinio – non si va a vedere come si lavora, ma come è possibile costruirsi un ruolo socialmente utile.
Per vedere questo, però, è necessario passare dall’identificazione con il tutor di tirocinio, che si suppone “arrivato”, ad un pensiero critico su quanto si va esperendo, passando, magari, per la pretesa d’esser riconosciuti quali studenti più competenti del tutor. Mi riferisco, in questo ultimo caso, a quella cultura condivisa da una parte degli studenti secondo la quale non ha importanza la scelta del luogo di tirocinio, perché l’aspettativa è di incontrare, comunque, un tutor incompetente, lontano dagli studi universitari, da cui non c’è nulla da apprendere.
Sia che si assuma la strada di una scontata identificazione, sia che ci si relazioni a partire da un preconcetto, di fatto non si pone attenzione alla relazione che si va istituendo. Questo è il passaggio particolarmente complesso che una parte degli studenti non immagina neanche di dover compiere e, tanto meno, che costituisca il fondamento della propria professione.
Vediamo, infine, quale percorso di lavoro viene proposto a coloro che richiedono la tesi di resocontazione.
A valle della riunione preliminare, di cui ho già detto, ad ogni studente, per la stesura del proprio elaborato, viene assegnato ad un tutor.
Parallelamente, sono previsti anche degli incontri in cui i singoli tutor resocontano del lavoro che stanno compiendo. Si tratta di un’esperienza particolarmente formativa, in cui i tutor, attraverso il resoconto, hanno l’opportunità di confrontarsi con le relazioni nelle quali sono coinvolti, cercando letture del fenomeno in oggetto e strategie di confronto relazionale.
Torniamo, comunque, agli studenti. Per facilitare la scomposizione e la ricomposizione della loro esperienza viene proposta una scaletta della tesi, orientativa e composta dai seguenti capitoli:
- il resoconto, quale strumento metodologico in psicologia clinica; un capitolo teorico per scrivere il quale è necessario riprendere ed approfondire la letteratura sul resoconto, allo scopo di delineare gli obiettivi del lavoro a cui ci si accinge;
- la scelta del tirocinio; ovvero, l’inizio dell’esperienza, le categorie attraverso le quali si è scelto l’ente, il colloquio attraverso il quale si è entrati in contatto, il contratto di tirocinio;
- la struttura ospitante; ovvero un’analisi dell’organizzazione nella quale ci si è inseriti, i clienti e il modo di operare;
- l’attività svolta; ovvero le funzioni ricoperte e il senso di queste ultime;
- le conclusioni; un capitolo, questo ultimo, che può variare a seconda del lavoro compiuto nei capitoli precedenti, proponendo, a seconda dei casi, riflessioni personali sull’utilità del resoconto, una rilettura del proprio modo di stare nei contesti formativi, ipotesi di sviluppo per il lavoro della struttura di tirocinio.
In genere, il lavoro si considera concluso quando, sul mare piatto del raccontare fatti, si evidenziano alcune o più onde di comprensione dell’esperito.
La composizione e la ricomposizione dei capitoli dovrebbe tendere, inoltre, ad una lettura che connette i diversi ambiti del discorso producendo una figura complessiva.
Possiamo chiederci quale figura venga delineata (all’inizio di questo scritto sottolineavo che si potrebbe considerare quale tipologia di resoconto, in media, è proposto nelle sedute di Laurea) e, soprattutto, in che modo si arrivi a comporla. Credo che sia inevitabile rispondere che la tipologia di resoconto prodotta è la risultante della relazione Corso di Laurea/studente ma anche, più in piccolo, della singola relazione docente/studente, del medesimo Corso di Laurea, coinvolti nell’elaborato finale. Penso che sia il docente sia lo studente siano impegnati nella medesima attività: individuare tracce per comprendere l’esperienza di tirocinio in oggetto.
Portiamo un esempio: una studentessa, nel capitolo dedicato alla propria scelta di tirocinio, indica come il suo desiderio fosse quello di rivolgersi al Servizio Materno Infantile del suo territorio. Racconta di aver raccolto informazioni sul servizio in questione e, di conseguenza, dedica una pagina alla descrizione dello stesso. Nel leggere il suo scritto, mi trovo di fronte ad una pagina con un lungo elenco puntato che, immediatamente, mi propone un senso di estraneità. Lo guardo e penso che quel lungo elenco non mi dice nulla della struttura territoriale e, pertanto, decido di non leggerlo. Vado avanti e scopro che la studentessa ha preferito rivolgere la sua domanda di tirocinio ad una cooperativa privata, da lei già conosciuta in passato, ma non trovo nessuna spiegazione del passaggio.
Quando incontro la studentessa le comunico il senso di estraneità che mi ha trasmesso la sua descrizione del Servizio Materno Infantile e formulo l’ipotesi che la sua “trattazione del tema” tendesse a trasmettere quello che anche lei aveva provato nel leggere il depliant informativo del Servizio. La studentessa conferma l’ipotesi ed aggiunge una serie di elementi che aiutano a dar conto del modo in cui ha rinunciato a conoscere il Servizio ed ha operato la propria scelta.
A volte, però, è opportuno riconoscerlo, il lavoro compiuto non basta; sul mare piatto del raccontare fatti si evidenzia solo un’incerta increspatura, e questo, per tornare all’inizio del mio scritto, credo che ci interroghi come Corso di Laurea8.
In precedenza, ho evidenziato il passaggio di rappresentazione della tesi triennale, da punto a virgola. Non credo che tale “transizione” rappresenti di per sé un problema.
Credo, piuttosto, che lo divenga per chi tende a scrivere la propria “virgola” in tutta fretta e si trova a “sopportare” il peso dei paroloni e degli accenti (come ci ricorda Gianni Rodari9) che caratterizzano la nostra professione. E questo, ancora una volta, mi sembra che ribadisca la necessità di concepire il lavoro di formazione come intervento clinico, volto a considerare e a sviluppare la proposta di relazione incontrata (Carli, Grasso, & Paniccia, 2007).
Bibliografia
Carli, R. (2007). Notazioni sul resoconto. Rivista di Psicologia Clinica, 2, 186-206.
Carli, R., Grasso, M., & Paniccia, R.M. (Eds.). (2007). La formazione alla psicologia clinica: Pensare emozioni. Milano: FrancoAngeli.
Note
* Ricercatrice, Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica, Università di Roma “Sapienza”. Torna su
1. Estratto dalla filastrocca “La tragedia di una virgola”, da: http: //www.filastrocche.it/scuola/filastrocche. Top
2. La possibilità di realizzare “tesi di resoconto” è presente presso il Corso di Laurea indicato sin dall’anno accademico 2001/2002. Top
3. La “tesi di resoconto” è solo una delle possibilità offerte agli studenti come elaborato per la Laurea Triennale: secondo quanto stabilito nel Consiglio di Facoltà del 25 marzo 2003 è possibile, in alternativa, realizzare una ricerca bibliografica su un argomento di rilevanza internazionale o presentare e discutere dati raccolti da altri. Top
4. Basterebbe considerare, ad esempio, le votazioni conseguite in sede di laurea, che risultano tendenzialmente basse, sia per il lavoro realizzato nella tesi sia per il curriculum con cui ci si presenta. Top
5. Si noti che secondo questa logica non si contano gli esami che mancano alla fine del percorso, così da poter dire, ad esempio: “Sono a meno due”; si contano gli esami superati, meno uno, meno due, ecc. Top
6. L’espressione è tratta da una delle tesi: <<Ho cominciato la mia ricerca … con un senso di confusione e paura imputabile alla fantasia di una presunta “schiavitù del tirocinante” >>, mutuata dalla cultura locale degli studenti di psicologia. Top
7. Recentemente ho ricevuto un’e-mail, da parte di una studentessa, che mi chiede la disponibilità a seguirla nella tesi: intende realizzare un lavoro di resoconto “dato che la sua esperienza è stata interessante e gratificante”.
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8. Oltre che, evidentemente, sul mio livello di “increspatura”, nel ruolo di docente del Corso di Laurea. Top
9. Cfr.la poesia riportata all’inizio del presente scritto. Top
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