Otto esperienze di intervento psicologico clinico entro Unità Operative ospedaliere e di assistenza domiciliare riabilitativa.

Filomena Brescia, Barbara Cafaro, Andrea Civitillo, Pamela Crisanti, Valentina Giacchetti, Donatella Girardi, Nicola Lupo, Gabriella Mazzeo, Silvia Policelli, Raffaella Quaglia, Francesca Reale, Simona Sacchi, Michela Siciliano, Maria Sarubbo, Cristina Viola

Abstract


Il lavoro presenta otto esperienze di intervento psicologico clinico entro Unità Operative ospedaliere, o di assistenza domiciliare riabilitativa. L’ipotesi è che rischio psicosociale e conflittualità siano più alti dove la trasformazione dell’utente in paziente è meno compiuta: ad esempio, nel Pronto Soccorso, dove tutto avviene nell’urgenza; oppure nei Servizi Ambulatoriali dove la posizione dell’utente è molto meno ritualizzata che nel ricovero e la trasformazione in paziente è pure meno compiuta; questo concerne anche il PS, nella misura in cui accoglie domande “impertinenti”, non basate sull’urgenza medica ma su un’altra urgenza, che si potrebbe definire “emozionale”; per esempio da parte di persone a rischio di emarginazione. “A rischio” è anche Neonatologia, dove a un paziente totalmente affidato come il neonato si affiancano in modo inscindibile i genitori, che pazienti non sono; oppure Oncologia e tutte quelle UO dove col rischio di morte elevato ritorna l’interezza della persona e la sua soggettività, che mettono in crisi la possibilità di trattare l’utente come paziente.


Keyword


ospedale, intervento psicologico clinico, soggettività, rapporto medico-paziente, assistenza domiciliare.

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