L’uso di sostanze psicoattive nella popolazione studentesca: uno studio sul consumo di droghe e alcol tra gli studenti delle scuole milanesi.

Raffaele Visintini, Marta Binda, Nicolò Gaj

Abstract


Il consumo di sostanze illecite si è andato delineando fin dagli anni ’60 come una realtà specificatamente adolescenziale e giovanile (14-25 anni). La progressiva diffusione, sia in forma occasionale che abituale in questa fascia d’età ha prodotto un cambiamento radicale nel modo in cui il fenomeno è stato concettualizzato: se inizialmente esso era considerato soprattutto come l’effetto di processi psicopatologici devianti, attualmente è invece interpretato nel quadro più complessivo delle problematiche adolescenziali (Palmonari, 1993). Esso è visto cioè alla stessa stregua di altri comportamenti definibili a rischio, cioè che mettono in pericolo sia a breve che a lungo termine la sfera fisica, psicologica e sociale dell'individuo (quali ad esempio mangiare in modo inappropriato, avere esperienze sessuali precoci e/o non protette, guidare pericolosamente, ecc.) ed è posto strettamente in relazione ai compiti di sviluppo che l’adolescente si trova ad affrontare nella sua specifica fase di vita. Quanto più egli avverte delle difficoltà ad affrontarli in modo costruttivo, o perché si sente inadeguato, o perché teme o ha già sperimentato degli insuccessi, tanto più aumenta la probabilità che la droga possa apparirgli come un mezzo per ridurre l’ansia, l’angoscia, l’incertezza e per meglio rispondere alle richieste del suo ambiente di vita (Ibidem). 
Il seguente studio nasce dall’esigenza di approfondire alcuni dati emersi da una precedente ricerca, condotta nel 2002 da parte del Servizio di Psicologia Clinica e Psicoterapia dell’Ospedale San Raffaele-Turro, sui comportamenti potenzialmente a rischio nella popolazione studentesca milanese, da cui è emerso che il 42,2% degli studenti aveva utilizzato sostanze psicoattive almeno una volta nella vita (Nahum Sembira, 2002). 
L’obiettivo del presente lavoro è descrivere il consumo delle diverse tipologie di sostanze psicoattive tra gli studenti delle scuole milanesi, nel tentativo di comprendere, da un lato, i significati che gli adolescenti con età compresa tra i quattordici e i diciannove anni attribuiscono all’attrazione verso le droghe e, dall’altro, la presenza di eventuali relazioni tra assunzione di tali sostanze, qualità del rapporto genitori-figli e comportamenti sessuali a rischio, nell’ipotesi che queste dimensioni possano influire sulla sperimentazione e sull’uso di sostanze in età adolescenziale.

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Rivista di Psicologia Clinica. Teoria e metodi dell'intervento

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ISSN 1828-9363