La Cultura Locale dei Centri di Salute Mentale (CSM) in Italia.

Renzo Carli, Rosa Maria Paniccia, Annalisa Di Ninni, Vincenzo Scala, Paola Pagano, Fiammetta Giovagnoli, Fiorella Bucci, Francesca Dolcetti, Sabrina Bagnato, Cecilia Sesto, Valentina Terenzi, Viviana Bonavita

Abstract


La ricerca sulla Cultura Locale dei CSM italiani si inscrive all’interno di un progetto commissionato dal Ministero della Salute alla Cattedra di Psicologia Clinica della Facoltà di Psicologia 1 (Università Sapienza di Roma), volto a promuovere la competenza organizzativa nei CSM italiani. Il progetto si configura quale ricerca – intervento, entro una metodologia che caratterizza specificamente la psicologia clinica.
La ricerca prevede due fasi. 
In una prima fase viene rilevata la Cultura Locale dei CSM in Italia, tramite la metodologia ISO (Indicatori di Sviluppo Organizzativo), proposta dalla Cattedra di Psicologia Clinica. Questo scritto presenta i dati emersi nella prima fase della ricerca. 
In una seconda fase 15 CSM, scelti tra quelli che partecipano alla ricerca, vengono coinvolti in una serie di incontri con lo staff della ricerca per discutere dei dati emersi nella Cultura Locale e confrontare i risultati con la realtà organizzativa del singolo CSM, i suoi obiettivi locali, le relazioni tra le sue componenti e le eventuali problematiche nella realizzazione degli obiettivi stessi. L’ipotesi della ricerca, in estrema sintesi, è che questi incontri, fondati sulla sospensione dell’azione organizzativa del servizio e sull’analisi del funzionamento organizzativo possibile grazie a tale setting di sospensione dell’azione, possa implementare l’efficacia organizzativa del CSM stesso. La riflessione di cui stiamo parlando è possibile grazie alle categorie di analisi del funzionamento organizzativo e delle dinamiche simboliche che lo condizionano, quali sono emerse nell’analisi della Cultura Locale dei CSM italiani.
L’intera ricerca, quindi è fondata sulla rilevanza del “conoscere per intervenire”
La ricerca ha un committente: il Ministero trarrà, dalle indicazioni della ricerca, un supporto per le sue iniziative nei confronti dei CSM. La promozione di una competenza organizzativa ha, infatti, quale sua necessaria premessa la conoscenza delle culture che caratterizzano i CSM e ne costituiscono la risorsa. Culture che orientano i comportamenti organizzativi all’interno dei CSM; la conoscenza delle culture, inoltre, consente di individuare le criticità esistenti, per poterle superare. L’utilità di fare ricerca sulla cultura di un’organizzazione si fonda sull’ipotesi che progettare lo sviluppo di quell’organizzazione, senza un’attenta conoscenza delle risorse insite nella sua cultura, è un operazione destinata a fallire. 
La ricerca ha anche dei clienti, i CSM stessi. Senza una loro partecipazione motivata e attiva, fin dai primi passi della ricerca stessa; senza il loro coinvolgimento interessato, volto all’utilizzazione dei dati che dalla ricerca derivano e ad un uso dialettico e produttivo di nuove ipotesi sulla propria realtà organizzativa, la ricerca è inutile. Sarebbe, in altri termini, una ricerca priva di quei risvolti operativi che la conoscenza delle culture intende promuovere. 
Ciò comporta una specifica modalità di relazione tra staff di ricerca e soggetti implicati in essa. Fin dai primi passi della ricerca, infatti, ci siamo impegnati per organizzare una relazione che favorisse l’interesse ad utilizzare, integrare e sviluppare i dati della ricerca stessa, da parte dei CSM partecipanti. 
L’oggetto del lavoro di ricerca è, come abbiamo detto, la Cultura Locale dei CSM italiani. Ricordiamo che, con la nozione di Cultura Locale, ci riferiamo alla simbolizzazione emozionale collusiva che caratterizza un gruppo sociale nei confronti di uno specifico contesto, rilevante per il gruppo sociale stesso. Il termine “Cultura”, quindi, indica per noi il processo collusivo che caratterizza un gruppo sociale; il termine “Locale” indica il contesto del processo collusivo che coinvolge quel gruppo sociale. Nell’ambito della nostra ricerca, l’obiettivo è quello di conoscere la rappresentazione del CSM e delle sue funzioni, entro la popolazione professionale che lavora in questi servizi. La ricerca non  mira a conoscere le posizioni o gli atteggiamenti dei singoli professionisti, ma il rapporto tra loro, ovvero la dinamica simbolica collusiva che fonda la loro appartenenza al contesto CSM. La dinamica simbolica, condivisa entro il CSM da chi vi lavora, interviene nella costruzione della realtà organizzativa e del suo funzionamento.
La committenza del Ministero della Salute e gli obiettivi concordati con la Cattedra di Psicologia Clinica, sono la premessa istituente il progetto: gli obiettivi da realizzare, i tempi e la metodologia del lavoro, le risorse predisposte per la realizzazione degli obiettivi. Entro questa premessa, lo staff di ricerca era interessato ad esplorare e costruire la committenza delle singole strutture che avrebbero partecipato, pensando a ciascuna di esse come ad un cliente della ricerca. Ricordiamo che il modello della committenza, entro l’intervento psicologico, rende centrale la relazione con il cliente, i suoi obiettivi di sviluppo. Lo sviluppo, nell’accezione da noi utilizzata, è ciò che consegue a un progetto, contingente e storicamente determinato. Non esiste un modello prefissato di sviluppo. La fase istituente è stata dedicata a costruire, con i CSM, un rapporto in cui fosse possibile l’emergere di domande di sviluppo su cui fondare le fasi successive dell’intervento.

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Rivista di Psicologia Clinica. Teoria e metodi dell'intervento

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ISSN 1828-9363