Escort/scorta/scortum: o l’illusione erotica del potere incompetente. Considerazioni tra psicologia, critica della cultura e storia della lingua

Marco Duichin, Pietro Stampa

Abstract


La parola “escort”, è largamente rinvenibile nella cronaca politico-giudiziaria degli ultimi anni in relazione alle indagini condotte dalla Magistratura su episodi di corruzione e altri reati a carico dell’ex Presidente del Consiglio e di persone della sua cerchia. La parola è un prestito dalla lingua inglese, nella quale tuttavia sta a indicare la funzione di “accompagnamento” in àmbito turistico o genericamente sociale, e non ha mai avuto il significato con cui è stata recentemente adottata in quella italiana: un sinonimo di “prostituta di alto bordo”. L’articolo ripercorre la complessa etimologia della parola, passata nel latino da una remota origine nordica, a designare due funzioni di “accompagnamento” tra loro apparentate più di quanto il senso comune non farebbe supporre: quella della prostituta e quella della scorta armata. A queste se ne aggiungerà in seguito una terza: quella della spia. La ricostruzione di tale percorso evolutivo è utile a comprendere il disegno dell’operazione culturale sottesa all’uso invalso nell’italiano corrente, soprattutto giornalistico: quella di nobilitare, alonando di esotismo — e in qualche modo di prestigio — la prostituta che si accompagna ai politici, gli industriali, gli uomini “di apparato”, nobilitando così indirettamente anche questi “utilizzatori finali” e contribuendo a rappresentarli come uomini “potenti” anche in senso sessuale. Tutto ciò nel contesto di una generale manipolazione mediatica, che maschera di suggestione erotica l’inconsistenza di un potere incompetente.

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Rivista di Psicologia Clinica. Teoria e metodi dell'intervento

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ISSN 1828-9363